terug/back
Onderstaand artikel is gepubliceerd op/published on: SoldiOnline.it, 24-11-2005


by:
Valentino Necco
Lavoro minorile, qualcosa si può fare


Lo scorso 31 ottobre è uscito il rapporto "The Price of Childhood" sul lavoro minorile in India nel settore agricolo.

Multinazionali e compagnie indiane, attive nel settore dei semi di cotone, pagano i coltivatori indiani il 40% in meno di quanto sarebbe necessario se questi assumessero solo lavoratori adulti, pagando loro il salario minimo stabilito a livello locale.

Il rapporto, commissionato da India Committee of the Netherlands (ICN), International Labor Rights Fund (Usa) e Eine Welt Netz NRW (OneWorld Net Germania) mette in luce una volta di più le contraddizioni in cui si dibattono le economie dei paesi in via di sviluppo. Le compagnie locali, infatti, tendono a sfruttare la manodopera soprattutto per restare sul mercato dei fornitori delle grandi compagnie straniere.

La ricerca indica che i coltivatori subirebbero una perdita netta, se impiegassero gli adulti, al salario minimo locale, anziché bambini e adolescenti. La situazione, invece, è diversa per le grandi compagnie, tra cui sono citate Bayer, Monsanto e Syngenta.

Attualmente, sarebbero più di 100.000 i minori, in maggioranza ragazze, che lavorano 13 ore al giorno, per meno di un euro, presso i coltivatori che riforniscono queste compagnie, nello Stato indiano di Andhra Pradesh, che, insieme a quello di Gujarat, copre circa il 75% della produzione di semi di cotone del Paese.

Nessun altro settore produttivo, in India, ricorre in tal misura al lavoro minorile. Molti minori, secondo il rapporto, soffrono per l'inalazione dei vapori dei pesticidi utilizzati nei campi, e non hanno assicurata alcuna assistenza medica.

I prezzi di mercato di un kg di semi di cotone sono da 3,6 a 12,1 volte maggiori del prezzo pagato ai coltivatori. Se le compagnie pagassero la sostituzione dei lavoratori minorenni con adulti retribuiti al minimo salariale, ciò inciderebbe sui loro profitti in una percentuale tra il 4,2% e il 21,3%. Se questo costo venisse trasferito ai consumatori, ciò significherebbe un incremento del prezzo dei semi tra il 3,2% e il 10,9%.

Secondo il rapporto, le multinazionali sono consapevoli della forte presenza di lavoro minorile nella loro catena di fornitori e sono, almeno in parte, responsabili di tale situazione. Le compagnie, tuttavia, negano che vi sia una relazione con il prezzo che loro pagano ai coltivatori, addossando a questi ultimi la responsabilità del problema e sostenendo che dovrebbero migliorare la produttività, per permettere il passaggio dal lavoro minorile a quello adulto.

Nell’ultimo anno, Bayer, Monsanto e Syngenta avevano deciso di imprimere una svolta, adottando un sistema di monitoraggio, incentivi e sanzioni: ai i coltivatori che rinunciavano al lavoro minorile era riservato un bonus del 5%, mentre per coloro che avessero continuato ad utilizzarlo era prevista, dopo un primo avvertimento, una sanzione pari al 10%, fino alla rescissione del contratto di fornitura.

Ma sembra che queste iniziative abbiano avuto scarsa incidenza. Il numero dei bambini tra i 6 e i 14 anni è sceso, fino a rappresentare la metà del totale dei lavoratori. Ma nell’altra metà, il 70% è costituito da adolescenti tra i 15 e i 18 anni, che erano già impiegati quando erano più piccoli e che ora guadagnano poco di più. Alcune ONG che avevano deciso di affiancare le multinazionali nell’attività di controllo sul campo hanno abbandonato il monitoraggio dopo aver verificato che molti coltivatori erano avvertiti in anticipo delle ispezioni.


terug LIW in de pers Child labour in cottonseed industry HOME Landelijke India Werkgroep


Landelijke India Werkgroep - 5 februari 2007